Lo stemma di contrada è rappresentato da una croce bianca in campo blu con al centro la figura di Martino nell’atto di dividere il mantello con il povero.

 

La contrada prende il nome dalla chiesetta eretta nel XV secolo e dedicata appunto a San Martino, vescovo di Tours.

Martino era figlio di un veterano ufficiale ed aveva l’obbligo di entrare nell’esercito romano. Convertitosi al cristianesimo nell’anno 339 d.c., entra nella leggenda per aver donato metà del suo mantello ad un mendicante.

Il motto di contrada “Usque ad Finem" - Fino alla Fine -  significa non demordere mai di fronte a qualsiasi difficoltà.

La leggenda narra di un palafreniere che, smarritosi durante la battaglia, chiese indicazioni ad un boscaiolo per ritrovare la via del ritorno. Il boscaiolo indicò un punto verso il cielo. Alzato lo sguardo, il palafreniere vide nel cielo limpido una croce. Il boscaiolo fece segno verso uno dei bracci della croce e disse “vai sicuro Dio ti proteggerà”. Il palafreniere voleva dare una ricompensa al giovinetto ma questi non volle nulla in cambio, solo la possibilità per sé e per la sua gente di fregiare la casa e le vesti con la croce apparsa in cielo. Quello fu il segno per la gente di San Martino.

La contrada ha caratterizzato la propria sfilata sviluppando il tema della danza, della musica, dell’ arte e dei simboli. Ed è il simbolo certamente più caro alla contrada ad aprire il corteo storico, Martino, rappresentato nell’atto di dividere il mantello con il povero.

Le leggiadre danzatrici, accompagnate da musici e coro, con la loro grazia ci trasmettono la gioiosità di questo giorno di festa.

 

 

Ecco ora i bambini, fra i quali spiccano i due più piccoli sulla portantina, accompagnati dalla nutrice.

 

Seguono poi il gruppo delle damigelle e quello delle dame coi cavalieri.

 

 

 

Le bande della vittoria ed il gonfalone, prestigiosa ed ufficiale insegna di Contrada, scortato da due cavalieri armati,  annunciano l’arrivo del Capitano che indossa un abito in seta cruda interamente ricamato a mano, il cui documento di riferimento è conservato al museo del duomo di Bamberga.

 

Il mantello color blu notte, è la riproduzione di quello di Enrico II.

 

 

 

Segue la banda del Capitano che precede l’arrivo di cinque cavalieri con bande rappresentanti i simboli di contrada.

 

 

 

Annunciata da questa bella coreografia ecco la Castellana che indossa un abito bordeaux in shantung di seta il cui ricamo trae spunto dal bordo inferiore del mantello. Mantello in misto seta e lino, il cui ricamo si ispira ad un particolare della Lunetta di Benedetto Degli Antelami presso Borgo San Donnino. La corona, in argento lavorato, è completamente eseguita a mano cosi come le borchie del manto. L’anello in argento e lapislazzuli è la riproduzione di un fermaglio gioiello appartenente alla regina Clemenza d’Ungheria.

Al seguito della castellana quattro dame a cavallo chiudono la parte nobile della sfilata dando inizio alla seconda parte che sviluppa il tema dell’arte e dei simboli.

Il trovatore è il mito romantico del poeta, eternamente sognatore e perennemente travolto dall’impeto della passione che ci allieta con una cobla dolce-amara.

 

 

Seguono le monache benedettine, che nel 1170 portarono per prime nel nostro paese l’abilità del lavoro a tombolo.

 

Accanto a loro l’arte intesa come maestria,  rappresentata dall’orafo e dal pittore con fedeli riproduzioni di opere dell’epoca. Per i simboli: ecco le moire, la filatrice, la fissatrice e l’irremovibile. Nelle loro mani c’è il destino incontrollabile dell’uomo del quale svolgono il filo della vita.

 

Una giovane donna rappresenta il mistero della vita portando un ramo d’ulivo e uno di palma, simboli di vita eterna, di sacro, di grazia e di conoscenza.

 

 

Rappresentano le quattro virtù cardinali: la Giustizia con in mano la bilancia che in equilibrio perfetto simboleggia l’imparzialità di giudizio ; la Temperanza che, con in mano due anfore, miscela la sabbia ad indicarci  che possiamo peccare per eccesso o per difetto e ci suggerisce armonia e moderazione; la Prudenza che porta uno specchio con un serpente, ci ricorda di essere prudenti proprio come lo è il serpente e di non guardare solo avanti ma anche dietro di noi per non dimenticare il nostro passato; infine la Fortezza  con in mano la spada, simbolo di potere ma di quel potere che è in grado di discernere il bene dal male.

A chiudere il corteo di sfilata, il gruppo degli armati, i Cavalieri di San Giovanni e quattro miles a cavallo.