Che cos’è la Contrada

Ø       La Contrada è una bandiera

La Contrada è un simbolo che si identifica in una bandiera, nei colori e nel motto delle insegne. Specialmente nei giorni del Palio, le bandiere marcano ovunque il territorio, il cuore della Contrada, i suoi confini, le case dei contradaioli. Ogni vessillo segna l'identità del rione, delle famiglie, delle persone. E quando non c'è la bandiera, basta un fazzoletto attorno al collo o alla vita come distintivo per far sapere anche a distanza la propria fede e la propria militanza contradaiola (vedi la sezione Merchandising).

Ø       La Contrada è un territorio

La Contrada è anzitutto una parte di città, un territorio storico e urbano, che rappresenta la "patria" più vera e amata. Le Contrade si identificano in porzioni di territorio comunale (vedi cartina). Chi vi nasce è contradaiolo e, per logica conseguenza, ha il "dovere" e il diritto di partecipare alla vita della propria Contrada. Il territorio è il primo e fondamentale elemento costitutivo delle Contrade ed è delimitato da confini ben stabiliti.

Ø       La Contrada è una chiesa

Nel lontano 1650 il prevosto Agostino Pozzo vergò un manoscritto di memorie sulla chiesa di San Magno e su altri luoghi pii della città. Questa preziosa fonte storica ci consente di "vedere" la Legnano seicentesca ed anche quella che allora l'antico prevosto descriveva come una "chiesa campestre posta fra le vigne tra S. Angelo et la Castellanza": San Martino. Così recita il testo: 

«Et è antichissima come dalle pitture et fabrica si vede, et nella translatione che si fece della Prepositura da Parabiago a Legnano, si trovava questo chiericato vacante per la morte del titolare, quel era un chierico de Mascaroni, figlio d'un Joseffo in Milano et li frutti di questo beneficio assendevano alla somma di lire 300.
Prima di questo Mascarone era un Marc'Antonio Landriano, qual nell'anno 1541 investisce a 10 dicembre Giovanni Tradate per mezzo d'un suo Procuratore, detto Giovanni Battista Lode, con patto che al titolare dia lire 43 Imperiali, facci la festa, et tenghi conto della chiesa, et li dij anco un paro de caponi. Questo titolo fu rinontiato a questo Landriano da un Padre Bartholomeo de Manzoni da Vergano, che di ciò ne fa mentione un'investitura rogata da Christoforo Ghilio Notaro nell'Arcivescovado.
Altre volte si cantava messa in questa chiesa la festa di S. Martino et si costumava distribuire certo pane fatto in forma di quello che si costuma la festa di S. Nicolao, il medemo si faceva la festa di S. Bernardo a Rescaldina prima che fosse fatta cura.
Li beni furono da S. Carlo assegnati al Prevosto et sono il nen'o della Prepositura, parte però di questi beni si sono permutati con la mensa Archiepiscopale. Quelli che di presente gode sono li infrascritti: un pezzo di vigna adiacente a questa chiesa campestre, detto il S. Martino picciolo di pertiche 15.
Un altro, detto il S. Martino Grande poco discosto, di pertiche 30 in circa. Una vigna, detto il Gerone, di pertiche 22 in circa.
Un campo verso Borsano di pertiche 6. Item duoi pezzi di brughera.
In questa chiesa altre volte si celebrava il giorno di S. Martino, ma doppo l'unione non si celebra, a quella si va il secondo giorno delle littanie triduane con il popolo doppo esser stati a S. Angelo».
Da prev. Agostino Pozzo. Storia delle chiese di Legnano, 1650, in Memorie storiche a cura della Società Arte e Storia di Legnano, 1996.

Una considerazione sull'Arte
a cura di don Paolo Banfi

Forse non molti sanno che la Basilica ravennate di S. Apollinare Nuovo, voluta da re Teodorico all'inizio del VI secolo per il culto ariano, quando i bizantini si impadronirono della città, fu dedicata a San Martino di Tours. Non si trattava di una "dedicatio" casuale perché San Martino si era distinto nella lotta contro l'eresia. Solo nel IX secolo assunse il titolo di 5. Apollinare Nuovo, quando qui furono portate le reliquie di 5. Apollinare, trasferite dalla Basilica di Classe, in quegli anni pericolosamente soggetta alle scorrerie dei pirati adriatici.

All'interno del tempio si estende un lungo campo pittorico, diviso in tre fasce musive, sovrapposte, che costituisce uno dei documenti più insigni per ampiezza, qualità e stato di conservazione della civiltà figurativa ravennate. Mentre le due facce decorative superiori sono teodoriciane, quella inferiore bizantina-ravennate, è espressione del duplice corteo delle vergini e dei martiri.

Ora la sfilata dei martiri, che si muove verso il Redentore benedicente, è preceduta da San Martino. le figure ieratiche che scivolano lentamente sul fondo dorato sono guidate da Martino, che ha in mano la corona della vittoria, ma non la palma del martirio e che indossa oltre alla tunica un mantello monacale a differenza del solo abito bianco di tutti gli altri. Questa priorità di Martino rispetto a papi e martiri che lo seguono dice la grande considerazione del santo in tutta la cristianità non solo d'occidente, ma anche d'oriente". Inoltre la sua immagine è diversa dal più noto gesto di condivisione col povero e significa, come direbbe Sulpicio Severo nelle sue lettere, che "Martino povero e umile entra ricco in Paradiso".

Martino soldato, monaco, vescovo, evangelizzatore e amico dei deboli conserva un fascino di estrema attualità, data la sua eccezionale testimonianza di vita.
Carissimi contradaioli, siate fieri e degni di un patrono tanto vicino al trono del Redentore.

 

Ø       La Contrada è un popolo

Alla base della Contrada c'è un popolo. E un popolo significa tutti i contradaioli senza distinzione alcuna. Il vero contradaiolo si giudica dal comportamento. Non basta frequentare la Contrada soltanto quando vi sono eventi particolari o occasioni di divertimento. Non basta neppure dimostrare il proprio attaccamento magari con la violenza durante il Palio; anzi, ciò è pericoloso e dannoso per la Contrada e per la festa. La Contrada va vissuta tutto l'anno in modo attivo e partecipe. Ciò vuol dire che si deve essere capaci di servire la Contrada in fraterna armonia, mettendo a disposizione dell'organizzazione le proprie capacità, qualunque esse siano. È importante prestare la propria opera in Contrada e per la Contrada, ma altrettanto importante è rispettare l'impegno di chi per essa lavora con zelo e passione.

Ø       La Contrada è una sede

Ritrovarsi in maniero ha lo scopo di rinsaldare i vincoli tra i contradaioli, promuovendo attività ricreative, culturali e sportive.